Head Hunters

Gli ultimi tagliatori di teste del Nagaland (2017)

India Nord East

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Il Nagaland è uno stato del nord-est dell’india, situato al confine con il Myanmar.

Quasi impenetrabile, circondato da una fitta vegetazione e da montagne scoscese, è difficile da raggiungere per la quasi assenza di strade asfaltate,  rimanendo isolato per anni, sembra una nazione a se stante.

 

In questa zona si è sviluppata la cultura degli Head Hunter, i tagliatori di teste dell’India, un temibile manipolo di uomini, normalmente cacciatori-guerrieri, che si distinguevano nei loro villaggi per le azioni in battaglia, per l’efferatezza con la quale conquistavano i nemici, e soprattutto per la loro “particolare” tradizione rituale: tagliare la testa dei propri nemici, come trofeo di guerra durante gli scontri con i villaggi e le tribù vicine.

 

Questa regione è caratterizzata da numerose tribu’ autoctone, tra cui i Konyak, che sono riconoscibili tra i naga per i loro tatuaggi in volto.

Tutti ultra ottantenni, questi uomini sono gli ultimi testimoni di una cultura che è destinata a  scomparire nei prossimi 10 anni.

 

Ancora oggi questi uomini portano fieri, al collo, delle collane raffiguranti le teste prese ai nemici in battaglia. Piu’ teste sono raffigurate, più il potere e la fama di quel guerriero è grande.

 

La tradizione degli Head Hunter è finita negli anni ’60 quando il governo indiano ha logicamente proibito l’uccisione e il taglio rituale della testa del nemico. Tradizione che era stata già precedentemente minata, molti anni prima, con l’arrivo dei primi missionari cristiani nel Nagaland, che piano piano avevano convertito i villaggi dall’animismo al cristianesimo.

 

Ancora oggi pero’, in rari casi, di cui uno registrato solo due anni fa, in un violento scontro tra due villaggi, si sono ritrovati  due corpi senza testa, a testimonianza che la cultura e la tradizione di questa gente è ancora radicata.

 

La cultura dei naga gli impone di girare sempre armati, infatti sono sempre accompagnati come succedeva in passato dal loro fidato “Dao”, una specie di machete, che usano per ogni bisogno, e da un fucile, simile ad una doppietta da caccia, che si costruiscono da loro stessi.

Questo per combattere i nemici, proteggere le donne durante il lavoro nei campi, aprirsi varchi nella foresta e per difendersi dagli animali pericolosi.

Emiliano Pinnizzotto / Photography /

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